Fino a non molti anni fa, l’infarto era considerato un evento di estrema gravità, capace di segnare in modo definitivo l’esistenza di chi ne venisse colpito, costringendo i pazienti a una vita “di assoluto riposo”, priva di sforzi e molto limitante.

Dalla ricerca scientifica, grazie a nuove scoperte e a nuove terapie, come ad esempio quella a base di acidi grassi Omega-3, la cui efficacia preventiva per la salute del cuore è ormai ampiamente dimostrata, oggi la realtà è ben diversa e la qualità della vita post-infarto è nella maggior parte dei casi di livello ottimo.

Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sottolinea che le patologie cardiache non rappresentano necessariamente un ostacolo per una vita pienamente attiva.

Per arrivare a una condizione di serenità, il paziente colpito da infarto deve però comprendere l’importanza della “cultura” di prevenzione secondaria, ovvero il corretto approccio ai fattori di rischio, l’intervento multidisciplinare, l’aderenza alla terapia.

Essere informati e imparare cosa aiuta la nostra salute ci aiuta a comprendere e attuare lo stile di vita più appropriato per garantire il ritorno senza rischi alle attività e agli interessi di sempre, consapevoli della “nuova” condizione in cui ci si trova.