Gli acidi grassi polinsaturi (PUFA), a cui appartengono gli Omega-3, svolgono un ruolo importantissimo nella prevenzione cardiovascolare: il dato è ormai noto nella Comunità Scientifica e ampiamente dimostrato, tanto che le preparazioni farmaceutiche a base di Omega-3 sono normalmente impiegate nella terapia del post-infarto.
Questi acidi grassi devono essere necessariamente introdotti con la dieta, in quanto il nostro organismo non è in grado di produrli autonomamente, infatti gli esperti consigliano per questa ragione di consumare pesce (alimento ricco di Omega-3) almeno un paio di volte la settimana, inserendolo all’interno della classica dieta Mediterranea.
È a questo punto che sembra innescarsi un paradosso: il pesce fa bene al cuore perché contiene Omega-3 ma, allo stesso tempo, la presenza di mercurio nelle sue carni potrebbe causare danni cardiovascolari.

Uno studio pubblicato sull’American Journal of Physiology-heart and Circulatory Physiology, sostiene infatti che basse concentrazioni di mercurio, sul lungo periodo, alterano la reattività vascolare e causano disfunzioni endoteliali che danneggiano il sistema circolatorio e aumentano la possibilità di insorgenza di malattie cardiovascolari.

Un altro studio, pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition, è però da questo punto di vista tranquillizzante, dimostrando che sono gli stessi Omega-3 del pesce a fornirci una protezione naturale dai danni del mercurio.
La ricerca conclude infatti che, se da un lato l’esposizione a questo metallo pesante è associata ad un aumento del rischio di infarto miocardico, dall’altro lato concentrazioni elevate di acidi grassi PUFA agiscono efficacemente in senso opposto, riducendolo.

La conferma dell’azione protettiva degli Omega-3 nei confronti dei danni da mercurio, è giunta prendendo in esame più di 1.500 madri e relativi figli delle Isole Seychelles: il consumo di pesce di questa popolazione è di 10 volte superiore a quello europeo, ma dai dati raccolti è emerso che la grande quantità di pesce assunta dalle donne incinte non compromette in alcun modo lo sviluppo cerebrale del bambino.

Buona norma da seguire, sarebbe in ogni caso inserire nell’alimentazione solo i pesci che stanno alla base della catena alimentare, oppure quelli di allevamento, evitando di consumare i grandi predatori come tonno o pesce spada, che tendono ad accumulare nelle loro carni elevate quantità di mercurio.