Il Prof. Aldo Pietro Maggioni – Direttore Centro Studi ANMCO – Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri parla di scompenso cardiaco e dell’impatto economico di questa patologia, sia in termini di spesa per il Sistema Sanitario, sia di qualità di vita per i pazienti. Spiega però che la terapia con Omega-3 potrebbe ridurre in maniera sostanziale tutti questi costi, grazie agli effetti benefici esercitati su cuore e arterie.

Cos’è e da cosa è provocato lo scompenso cardiaco?

Lo scompenso cardiaco cronico (heart failure, in inglese) è una sindrome clinica caratterizzata dall’incapacità del cuore di pompare sangue a sufficienza per nutrire tutti gli organi del nostro corpo quando ne hanno bisogno.

Lo scompenso può dipendere da diverse cause, e una delle principali è costituita dalla cardiopatia ischemica: quando il paziente ha subito un infarto nel miocardio può in altre parole sviluppare più facilmente uno scompenso cardiaco cronico.

Lo stesso può accadere anche nei pazienti con ipertensione arteriosa negli stadi più avanzati, oppure anche in caso di patologie congenite del muscolo cardiaco.
Lo scompenso cardiaco spesso non dà segnali clinici evidenti: il paziente avverte spossatezza, affanno, tosse e altri sintomi respiratori, ma negli stadi più avanzati della malattia i sintomi tendono a peggiorare progressivamente.

Quanto è diffuso?

Questa situazione clinica è molto frequente, con una diffusione simile al diabete, ovvero circa 1,5-2 persone su 100, che però tende ad aumentare con l’avanzare dell’età.

Si tratta in generale di una patologia poco conosciuta: secondo i dati della Società Europea di Cardiologia (ESC) solo 2 italiani su 100 sono in grado di descrivere con precisione i sintomi e solo 30 su 100 la ritengono una patologia grave.

Circa 1 persona su 4 tende a sottovalutare il problema e a non rivolgersi per tempo al medico, mentre una diagnosi tempestiva potrebbe prevenire conseguenze gravi.

È una delle patologie croniche a più alto impatto sulla sopravvivenza in Europa, con il triplo dei decessi dovuti a tumore della mammella e del colon.

Qual è il suo impatto economico?

Lo scompenso cardiaco cronico ha un impatto molto elevato, oltre che sulla qualità di vita dei pazienti, anche sull’utilizzo di risorse sanitarie.
In Italia e negli altri Paesi occidentali costituisce il motivo più frequente di ricovero nei soggetti con più di 65 anni. In generale, è la causa del maggior numero di giornate di degenza in ospedale, rappresentando un costo estremamente elevato per il Servizio Sanitario Nazionale.

Secondo una valutazione chiamata Real World Evidence, il costo complessivo per il SSN di un paziente ricoverato per scompenso cardiaco è di circa 11.500 € all’anno, di cui l’80% è dovuto all’ospedalizzazione, il 10% circa ai farmaci e il restante 10% a visite specialistiche, esami di laboratorio e seguiti in ambito extra ospedaliero.

Gli Omega-3 sono una terapia efficace?

Diversi studi clinici hanno negli ultimi anni dimostrato che alcuni trattamenti sono in grado di migliorare la sopravvivenza e la qualità di vita dei pazienti colpiti da scompenso cardiaco. In particolare, secondo uno di questi studi – il GISSI-HF (Heart Failure), condotto in Italia – la terapia con acidi grassi Omega-3 PUFA è in grado di ridurre sensibilmente la mortalità totale e il ricovero ospedaliero.
7.000 pazienti italiani sono stati trattati in maniera randomizzata con 1 grammo di Omega-3 PUFA oppure con placebo. Dopo circa 4 anni, i pazienti trattati con Omega-3 presentavano una mortalità ridotta del 10% e la probabilità di tornare in ospedale del 14%.

Per questo motivo gli Omega-3 PUFA sono entrati a far parte delle linee guida della Società Europea di Cardiologia, che ne raccomanda l’uso per i pazienti con scompenso cardiaco cronico.

Applicare una terapia con Omega-3 a tutti i pazienti con scompenso cardiaco, potrebbe comportare un risparmio per il Servizio Sanitario di oltre settantacinque milioni di euro.
Ultimo aggiornamento 18/04/2016