Lo scompenso cardiaco cronico è una sindrome clinica caratterizzata dal fatto che il cuore non ha la capacità di pompare sangue a sufficienza per nutrire tutti gli organi del nostro corpo, quando ne hanno bisogno.

Lo scompenso può dipendere da diverse cause, fondamentalmente dalla cardiopatia ischemica cioè quando il paziente ha avuto un infarto del miocardio, più facilmente può sviluppare scompenso cardiaco cronico. Succede anche nei pazienti che hanno ipertensione arteriosa negli stadi più avanzati, o può anche essere dovuto a patologie congenite del muscolo cardiaco.

Questa situazione clinica è molto frequente – ha la frequenza più o meno del diabete, circa 1/5 persone per cento, soprattutto aumenta con l’andare degli anni e con l’avanzare dell’invecchiamento diventa sempre più frequente.

Per questa patologia sono stati fatti negli ultimi 20/30 anni numerosi studi clinici che hanno dimostrato che diversi trattamenti sono in grado di migliorare la sopravvivenza di questi pazienti e la loro qualità di vita.

Tra questi, gli Omega-3. Questo è uno studio fatto in Italia, che si chiama GISSI – HF cioè Gissi Scompenso Cardiaco – ha incluso circa 7mila pazienti italiani che sono stati trattati in maniera randomizzata, casuale a un grammo di Omega-3 oppure al corrispondente placebo.

Dopo circa quattro anni di follow up, di decorso dei pazienti si è notato che quei pazienti trattati con Omega-3 avevano una mortalità ridotta del 10% e la probabilità di essere ri-ospedalizzati del 14%. Per questo motivo gli Omega-3 sono entrati anche a far parte delle Linee Guida della Società Europea diC, che ne raccomanda l’uso per i pazienti con scompenso cardiaco cronico.
Ultimo aggiornamento 18/04/2016