Perché è complesso dimostrare la perfetta bioequivalenza di un farmaco estrattivo come gli omega-3? Quali sono i vantaggi della formulazione in capsule molli e quali criteri qualitativi vanno rispettati per garantire una elevata qualità di un preparato di omega3? Ce lo spiega la Prof.ssa Elena Tremoli, Direttore Scientifico del Centro Cardiologico Monzino IRCCS.

Quando parliamo di questi farmaci “generici” che contengano acidi grassi polinsaturi della serie n-3 (PUFA n-3) parliamo sempre di farmaci che contengono sostanze di origine estrattiva. Nel nostro organismo questi acidi grassi omega3 esistono, anche se in quantità minima, e quindi sono presenti nel nostro plasma. Una delle cose che rende più facile e percorribile la terapia con questi acidi grassi della serie n-3 è il fatto di averli disponibili in capsule. Questo vuol dire che con una capsula possiamo assumerne una quantità sostenuta di questi acidi grassi e sappiamo quanti ne assumiamo, cosa che non sappiamo quando per esempio prendiamo un alimento come il pesce.
L’altra cosa positiva è che questi acidi grassi sono contenuti in capsule “soft” (softgels) che permettono che questi farmaci non vengano a contatto con l’esterno e quindi non si ossidino e contengano delle quantità di vitamina E che impediscono l’ossidazione. Quindi siamo certi che l’acido grasso che assumiamo terapeuticamente non è andato in contro a processi ossidativi.