Il Prof. Massimo Uguccioni, Direttore U.O.C. UTIC Cardiologia 1 presso l’Azienda Ospedaliera S. Camillo – Forlanini di Roma, spiega che l’epidemiologia della malattia coronarica è piuttosto complessa, e oggi tra i soggetti più frequentemente colpiti da infarto non vi sono più soltanto gli uomini di mezza età.

Uomini e donne vengono colpiti da infarto nella stessa misura?

Riguardo a questo punto, si è sempre pensato che il tipico bersaglio della malattia coronarica fossero principalmente gli uomini, intorno ai 45/50 anni di età, ma questa è una fotografia della situazione che risale agli anni ‘70/’80. A partire dagli anni ’90 c’è stato infatti un progressivo cambiamento delle caratteristiche della popolazione colpita da infarto ed oggi la percentuale di anziani e di donne è nettamente cresciuta.
In media, il 35-40% delle persone colpite ogni anno da infarto è di sesso femminile e di età mediamente più avanzata degli uomini, che a loro volta sono interessati dal problema più in là con gli anni rispetto a un tempo: nelle strutture di Unità Coronarica, oltre il 35% dei pazienti ricoverati hanno più di 75 anni.
Questo comporta una serie di problemi correlati, ad esempio la concomitanza con altre patologie, una maggiore difficoltà di gestione della fase acuta, più frequenti complicanze infettive e polmonari, difficoltà di recupero fisico, allungamento dei tempi di ricovero e conseguente aumento dei costi assistenziali.

E quali differenze nella sintomatologia?

Il più classico sintomo dell’infarto, ovvero il dolore al centro del petto che si irradia verso il braccio sinistro, è in verità solo uno dei molti possibili campanelli d’allarme.
Specialmente in età avanzata, e soprattutto nella donna, i segnali tendono a essere atipici: ad esempio il dolore può non manifestarsi e prevalere invece l’affanno, oppure si può avvertire dolore alla mandibola, dolore addominale o alla bocca dello stomaco, accompagnato da nausea e vomito.
Un ulteriore problema di riconoscimento dei sintomi è rappresentato dal fatto che esiste una percentuale importante di pazienti diabetici, che oscilla tra il 30% e il 35%, e molto spesso il diabete confonde ulteriormente perché riduce la percezione del dolore. Dunque i malati più anziani, specialmente di sesso femminile, tendono ad avere una presentazione meno “classica” della malattia coronarica, però è importante sapere che in genere i sintomi che si presentano la prima volta tendono a manifestarsi con le stesse modalità nel caso di un secondo evento.

Parliamo del momento in cui si manifestano i sintomi di un infarto: cosa è necessario fare?

A fronte di un dolore toracico preoccupante, senso di peso, intensa sudorazione, o di uno degli altri segnali accennati sopra che possa far sospettare un infarto, bisogna rivolgersi immediatamente al più vicino punto di primo soccorso o attivare il 118.
È fondamentale intraprendere un percorso rapido: prima si arriva in ospedale, prima si ottiene una diagnosi e prima si possono attivare le procedure di rivascolarizzazione, ovvero di riapertura delle coronarie malate tramite angioplastica.
I Cardiologi hanno un detto: “Tempo è miocardio”, cioè prima si interviene più muscolo cardiaco si salva e meglio si vive dopo.
L’infarto al miocardio si verifica infatti quando una delle arterie coronariche si ostruisce completamente a causa di un coagulo, impedendo al sangue di arrivare al muscolo cardiaco e ossigenarlo.
Ecco perché la tempestività dell’intervento è essenziale per mantenere “in vita” il cuore: la parte di muscolo che “muore” durante un infarto non potrà più essere riparata.