L’ansia, la depressione e lo stress sono importanti fattori di rischio cardiovascolare specie dopo aver subito un infarto. Le pratiche di meditazione orientale come lo yoga, il tai chi, il training autogeno si sono dimostrate molto utili nella riabilitazione dopo l’insorgenza di un evento cardiaco acuto. In particolare, è il controllo della respirazione che fa della meditazione un fattore di prevenzione secondaria e che permette di ridurre anche i sintomi psico-sociali legati alla difficoltà di riprendere una vita normale dopo l’infarto.
Un recente studio, condotto da un equipe di ricercatori della University of Western Sydney, ha dimostrato che la pratica dello yoga e il controllo del respiro hanno notevoli effetti benefici sulla risposta allo stress, in quanto attivano il cosiddetto sistema nervoso parasimpatico, determinando una riduzione della pressione, della frequenza cardiaca e il rilassamento generalizzato. Tale studio ha giustificato addirittura l’inserimento di tali esercizi, lenti e poco pesanti, in programmi di esercizio fisico durante la riabilitazione di chi ha subito un infarto.

Anche il tai chi chuan, ha dimostrato di avere attività di protezione cardiovascolare, ma per motivi differenti. Il Dr. Wan-An Lu, dell’ Institute of Cultural Asset and Reinvention di Taiwan, ha dimostrato che praticare per almeno tre mesi tale disciplina determina una diminuzione dei livelli di trigliceridi nel sangue, e una riduzione del rischio cardiovascolare.

La pratica della meditazione è, quindi, un metodo di prevenzione secondaria molto innovativo, che non deve sostituirsi alla terapia farmacologica, ma può affiancarla, accelerando la riabilitazione e il riadattamento psico-sociale del post-infartuato.