Un recente studio americano, analizzando il ritorno all’attività sessuale dei soggetti colpiti da un infarto, ha evidenziato che in molti casi la ripresa da questo punto di vista non è semplice. Vediamo anche il commento in proposito del nostro esperto on line, Dott. Antonio Terranova (A.O. San Camillo-Forlanini di Roma).
All’infarto si sopravvive sempre di più, dicono le statistiche, grazie soprattutto alla tempestività degli interventi e all’efficacia delle terapie, come, ad esempio, quelle con farmaci Omega-3.
Le difficoltà, però, cominciano a volte proprio quando il soggetto supera l’evento acuto e deve cominciare un graduale recupero delle normali attività, quali lavoro, sport, e anche sesso.
In particolare la sfera sessuale, fondamentale per ritrovare una buona qualità di vita nel post-infarto, creerebbe non pochi problemi ai pazienti, secondo un recente studio.
La ricerca, condotta a Chicago e pubblicata su Jama Cardiology, ha preso in esame più di 2.800 soggetti – uomini e donne – tra 18 e 55 anni sopravvissuti a un infarto, per comprendere i tempi e gli eventuali problemi della ripresa dell’attività sessuale dopo l’evento.
I risultati dicono che gli uomini hanno maggiori probabilità rispetto alle donne di ricominciare i rapporti sessuali da un mese (uomini 63,9% – donne 54,5%) a un anno (uomini 94,4% – donne 91,3%) dopo l’infarto, ma evidenziano anche che i disturbi in questo lasso di tempo non sono infrequenti.

Dato all’apparenza inatteso, le donne segnalano in misura superiore disturbi nella ripresa dell’attività sessuale: il 60% di queste ha infatti riportato problemi della funzionalità sessuale nell’anno successivo all’evento miocardico acuto, contro il 45% degli uomini. I disturbi più diffusi sono stati mancanza di desiderio e scarsa lubrificazione tra le donne; difficoltà erettili e calo di interesse tra gli uomini.
Un dato significativo è che i pazienti che non avevano affrontato con il medico la “questione sessuale” nel primo mese dopo l’infarto, hanno poi sensibilmente ritardato la ripresa dei rapporti.

Il commento dello Specialista

Abbiamo chiesto il parere del Dott. Antonio Terranova, esperto on-line di Postinfarto.it e Specialista in Cardiologia e Medicina dello Sport, Responsabile del Reparto di Cardiologia 1 e dell’Ambulatorio di Cardiopatia Ischemica dell’Ospedale San Camillo-Forlanini di Roma, in merito ai risultati di questo studio.
“I dati che arrivano da questa ricerca ci offrono diversi spunti interessanti, ma per valutare i problemi della funzionalità sessuale dopo l’infarto è necessario prima di tutto fare una distinzione in base all’età del paziente. In quelli più giovani i disturbi potrebbero ad esempio subentrare per ragioni psicologiche, mentre in quelli più anziani potrebbero essere causati da una disfunzione endoteliale, che danneggia prima i vasi più piccoli, come quelli degli organi sessuali.
Inoltre, anche l’assunzione di farmaci, come i betabloccanti, può comportare effetti collaterali di questo genere.
In ogni caso, una considerazione importante è che la frequenza con cui i disturbi si verificano dovrebbe suggerire al medico di affrontare la questione con il paziente, anche se questo non ne parla apertamente, magari per imbarazzo. Aspetto che potrebbe tra l’altro nascondere un’incidenza del problema superiore a quella evidenziata dallo studio.
Il legame tra disfunzioni sessuali e patologie cardiovascolari è complesso e delicato, anche perché, ribaltando la prospettiva, i soggetti con deficit dell’erezione, associato ad altri fattori di rischio come ipertensione, diabete e colesterolo alto, presentano spesso anche un danno alle coronarie. In altre parole i disturbi sessuali potrebbero rappresentare un campanello d’allarme, in quanto conseguenza di un’alterazione dei vasi.

Un dato in qualche misura inaspettato che emerge dallo studio americano riguarda invece il fatto che le donne sarebbero coinvolte dai problemi sessuali post-infarto in misura superiore agli uomini. In base alla mia esperienza clinica sono invece normalmente gli uomini a manifestare maggiore sensibilità sull’argomento, probabilmente perché le donne sono più restie a parlarne. Il fatto che l’autrice dello studio in oggetto sia proprio una donna, probabilmente ha facilitato la comunicazione nell’affrontare la problematica.
Questo deve far riflettere sul fatto che l’attività sessuale e i disturbi ad essa legata non devono essere un tabù, o creare una situazione di imbarazzo; intanto perché spesso sono risolvibili, ma soprattutto perché il ritorno a un’appagante attività sessuale può far capire ai pazienti, sia uomini sia donne, che l’infarto è stato solo un incidente di percorso e che la vita può continuare come prima”.

Lo studio
Sexual Activity and Function in the Year After an Acute Myocardial Infarction Among Younger Women and Men in the United States and Spain
Lindau ST, Abramsohn E, Bueno H, D’Onofrio G, Lichtman JH, Lorenze NP, Sanghani RM, Spatz ES, Spertus JA, Strait KM, Wroblewski K, Zhou S, Krumholz HM.
JAMA Cardiol. 2016 Aug 31

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27579897
 

Ultimo aggiornamento 20/09/2016