I nuovi orizzonti della ricerca farmacologica: questo l’argomento del 37° Congresso della Società Italiana di Farmacologia (SIF) che si è tenuto a Napoli a fine ottobre. Un tema di cruciale importanza per le nostre prospettive di salute, dal cui approfondimento sono emerse alcune decisive conferme soprattutto per quanto riguarda la prevenzione cardiovascolare.
Gli Specialisti intervenuti al Convegno SIF hanno ribadito con fermezza che l’indiscutibile efficacia degli Omega-3 in termini di riduzione del rischio cardiovascolare, è ampiamente dimostrata per le preparazioni farmaceutiche ma non per gli integratori alimentari.

Chiarisce bene la questione Alessandro Mugelli, Docente di Farmacologia, Direttore del Dipartimento Neurofarba (Università di Firenze), invitando a fare una distinzione: gli integratori alimentari vanno considerati – come del resto suggerisce il nome – una semplice supplementazione alla dieta, poiché nessuna ricerca ha mai dimostrato una loro validità terapeutica. Per avvalersi di una reale azione preventiva degli acidi grassi PUFA Omega-3 nei confronti di infarto e ictus, l’unica strada è dunque quella di rivolgersi alle formulazioni farmaceutiche, per le quali esistono invece diversi studi che ne confermano l’efficacia.
L’importanza della qualità
La differenza sta tutta nella garanzia di qualità offerta dalla due differenti tipologie: i farmaci vengono sottoposti a rigorosi controlli e verifiche durante tutto l’iter produttivo, e devono rispondere a requisiti specifici prima della commercializzazione; tutto ciò non è invece richiesto agli integratori alimentari.

Un chiaro esempio, sottolineato dagli Specialisti, riguarda la concentrazione di sostanza attiva presente nel prodotto finale: solo nei farmaci è pari o superiore all’85%, ovvero la percentuale che gli studi hanno dimostrato essere efficace dal punto di vista preventivo e terapeutico.

Roberto Volpe, lipidologo e ricercatore del CNR di Roma spiega che la sostanziale differenza tra farmaci e integratori di Omega-3 è riconosciuta anche dal Sistema Sanitario Nazionale, il quale tramite la nota 94 e la nota 13 dell’Agenzia Italiana del Farmaco, prevede solo per i primi la rimborsabilità per alcune categorie di pazienti.

Anche linee guida internazionali forniscono precise indicazioni su un loro utilizzo in situazioni specifiche, quali il trattamento nel post-infarto, l’ipertrigliceridemia familiare e quella associata a elevati livelli di colesterolo.
Quali benefici?
Farmaci e non integratori, dunque, se si vuole avere garanzia del risultato terapeutico ma, in sintesi, come agiscono gli Omega-3 e perché fanno così bene al cuore – e non solo?

Questi acidi grassi essenziali risultano preziosi per la salute delle nostre arterie in quanto sono in grado di rallentare l’accumulo della placca aterosclerotica e di ridurre i livelli trigliceridi, e inoltre inserendosi nelle membrane cellulari riescono a modularne le funzioni, svolgendo ad esempio azione antiaritmica e antiaggregante.
Se l’insieme di tutte queste caratteristiche porta a una riduzione dell’incidenza di infarto e ictus, Roberto Volpe ricorda però che i vantaggi dei farmaci di Omega-3 non finiscono qui: prevengono infatti anche il decadimento cerebrale proteggendo i neuroni e – insieme ad alimentazione e stile di vita adeguati – potrebbero perciò rappresentare un valido presidio nella prevenzione dell’Alzheimer.