Gli Omega-3 (o PUFA) riducono l’incidenza di fibrillazione atriale nei pazienti che hanno subito un intervento di rivascolarizzazione chirurgica con tecnica “on pump”. Questo è quanto emerge da uno studio dell’equipe composta dal dott. Mario Sorice, il dott. Francesco Paolo Tritto, il dott. Rosario Gregorio e il dott. Luigi Piazza, cardiochirughi presso l’Azienda Ospedale Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta e la dott.ssa Chiara Sordelli cardiologo presso la Clinica Mediterranea di Napoli.

Lo studio ha coinvolto, per circa un anno, 201 pazienti sottoposti a rivascolarizzazione coronarica suddivisi in due gruppi:

  • gruppo di controllo (105 pazienti) che non assumeva Omega-3,
  • gruppo Omega-3 (96 pazienti) che assumeva 2g al giorno di Omega-3, da 5 giorni prima dell’intervento fino alla dimissione dall’ospedale.
Inoltre i gruppi sono stati ulteriormente suddivisi in 4 sottogruppi a seconda della tecnica chirurgica utilizzata, in quanto la rivascolarizzazione può essere operata con due tecniche operatorie differenti:
“on pump”: operata con il cuore fermo, sostituito dall’ausilio di una macchina esterna che fa da cuore e polmoni durante l’intervento;
“off pump”: operata a cuore battente.
Dai risultati ottenuti è emerso un dato molto interessante: la fibrillazione atriale si è verificata nel 22,8% dei pazienti del gruppo di controllo, mentre dei pazienti trattati con Omega-3 solo 11,4% ha sviluppato fibrillazione, dimostrando che la somministrazione di Omega-3 riduce l’incidenza post-operatoria di tale complicanza. La suddivisione in sottogruppi è stata fondamentale per capire che tale effetto preventivo si riscontra nei pazienti trattati con Omega-3, ma solo in quelli operati con tecnica “on-pump”.

Il commento dello Specialista

Francesco-Paolo-TrittoPostinfarto.it ha chiesto al Dott. Francesco Paolo Tritto, co-autore dello studio, un commento sul ruolo degli Omega3 nel post-intervento di by pass aorto-coronarico.
Da un punto di vista generale, l’aspetto più interessante emerso da questo studio è che oggi in commercio esistono molti farmaci dei quali conosciamo soltanto una parte dell’azione, ma i cui effetti secondari potrebbero determinare risultati positivi nei confronti di alcune particolari complicanze.

Nel caso specifico i PUFA, che nascono per trattamenti differenti, hanno poi rivelato un’efficace azione antiaritmica, utile – come abbiamo visto – per prevenire la fibrillazione atriale che osserviamo molto frequentemente nei pazienti operati di by pass aorto-coronarico.
Gli acidi grassi polinsaturi – PUFA (gli Omega-3), così come le statine, delle quali si sta studiando oggi anche l’azione pro-cardiaca, sono farmaci dall’azione molto ampia, e magari si può pensare in futuro di studiare l’associazione degli Omega-3 con altri tipi di farmaci che oggi somministriamo di regola a pazienti affetti da una patologia cardiovascolare.

Premettendo che ciò che conta in questo caso è il risultato, il meccanismo con cui gli Omega-3 prevengono la fibrillazione atriale post-operatoria non è ancora chiaro. La fibrillazione atriale è molto frequente e la sua insorgenza è causata da molteplici fattori tra questi sarebbe coinvolta anche l’infiammazione. È probabile, quindi, che gli Omega-3 agiscano riducendo la produzione delle citochine pro-infiammatorie (sostanze che innescano l’infiammazione) “spegnendo” uno dei possibili interruttori della fibrillazione atriale.
Tra l’altro, il fatto che sia necessario un forte cambiamento infiammatorio perché il farmaco possa dimostrarsi attivo, offre ampio spazio allo studio per l’utilizzo degli Omega-3 in altri campi specifici.